Non un film-concerto.
Il ritratto di
ciò che accade prima.
Il film non parla principalmente del concerto. Parla di ciò che accade tra le persone mentre cercano di fare musica insieme.
Ogni incontro di Accordi di Pace genera un’opera documentaria come pratica artistica parallela. Non la registrazione di una performance e non un film promozionale per un’istituzione, ma il ritratto d’osservazione di una vita condivisa temporanea: l’arrivo, il silenzio, i pasti, i fraintendimenti, l’ascolto, la scoperta, il rischio e l’improvvisazione finale, vista per la prima volta.
Il documentario deve essere capace di osservare imbarazzo, umorismo, disaccordo, silenzio e fallimento artistico senza forzare il materiale dentro una narrazione prestabilita di riconciliazione. Se l’incontro fallisce, il film testimonia il fallimento. Se accade qualcosa di inatteso, il film lo segue.
La macchina da presa osserva l’incontro. Non lo sostituisce mai.
Cosa è questo film.
Cosa non è.
Il modo più chiaro per descrivere il documentario è dire ciò che rifiuta di essere. Questi rifiuti non sono preferenze estetiche, sono impegni etici che proteggono sia l’incontro sia le persone che ne fanno parte.
Dieci movimenti.
Dall’arrivo a ciò che rimane dopo.
Prima dell’incontro
Chi sono queste persone? Perché hanno accettato? Cosa significa per loro partecipare?
Arrivo
Mondi separati che entrano per la prima volta nello stesso spazio fisico.
Primo incontro
Imbarazzo, cortesia, incertezza, prime impressioni, senza copione.
Vita condivisa
Cibo, spazio domestico, conversazione, umorismo e silenzio. La materia della fiducia.
Primi suoni
Il primo scambio musicale. Il primo tentativo di ascoltare attraverso la differenza.
Attrito
Differenze, fraintendimenti, esitazione, correzione, resistenza. Il film non evita tutto questo.
Scoperta
I momenti in cui i musicisti cominciano a rispondersi intuitivamente.
Testimonianza
Il passaggio graduale dall’incontro privato all’incontro osservato.
Performance
L’arco musicale pubblico e l’improvvisazione finale, viste una volta, irripetibili.
Ciò che rimane
Il pasto dopo. La partenza. Le riflessioni individuali. Ciò che rimane mesi dopo.
Osservare prima di chiedere.
Seguire prima di dare forma.
- La macchina da presa osserva l’incontro, ma non deve mai compromettere la capacità dei partecipanti di viverlo.
- Osservare prima di chiedere. Lasciare che i momenti si sviluppino invece di interromperli per spiegarli.
- Lasciare che il silenzio rimanga nel film. Il silenzio non è tempo morto, è la materia dell’ascolto.
- Usare la distanza quando la vicinanza altererebbe l’incontro. Lasciare che i musicisti dimentichino l’esistenza della macchina da presa quando possibile.
- Con l’aumentare della familiarità, diminuisce l’intervento documentario. La troupe diventa più silenziosa e più osservativa man mano che l’incontro si approfondisce.
- Il suono è una risorsa artistica primaria. Musica, respiro, suono dell’ambiente, passi, rumori della cucina e silenzio sono centrali nel film, non uno sfondo.
- Il filmmaker mantiene la paternità del film. I partecipanti mantengono dignità, consenso informato e confini definiti.
- Se l’incontro fallisce, il film testimonia il fallimento. Una riconciliazione prestabilita non è il soggetto.
Coproduci
il film.
Ogni incontro di Accordi di Pace genera un’opera documentaria autonoma, e un insieme di materiali che contribuisce a un archivio in crescita. La visione a lungo termine è una serie documentaria e un archivio audio professionale che sopravvivano a ogni singolo incontro.
Cerchiamo produttori, registi e broadcaster che comprendano l’incontro come un’opera artistica parallela e che abbiano la capacità e l’ambizione di portarlo a un pubblico più ampio, attraverso il cinema, la televisione, lo streaming o la distribuzione nei festival.
Il primo documentario sarà prodotto insieme all’incontro pilota. Le conversazioni con potenziali partner sono aperte.
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