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Pejman Tadayon e Riccardo Manzi che suonano presso la Fondazione Maitreya, Roma, marzo 2016
Incontro 02 · 4 marzo 2016

Persiana e sefardita

Fondazione Maitreya · Via Clementina 7 · Monti, Roma

Due tradizioni. Una stanza condivisa.

Il 4 marzo 2016, il secondo concerto di Accordi di Pace ha riunito Pejman Tadayon e Riccardo Manzi presso la Fondazione Maitreya a Roma. Tadayon viveva in Italia da tredici anni, dopo aver lasciato Esfahan a diciassette anni con il târ — lo strumento che descrive come la chitarra tradizionale della musica persiana.

Manzi aveva trascorso più di venti anni lavorando con le tradizioni musicali ebraiche, muovendosi tra la canzone italiana, la klezmer e il repertorio sefardita. Non avevano mai suonato insieme prima.

Fonti: interviste con artisti, 2016; archivio del progetto Culture del Mondo.

Due storie musicali nella stessa stanza.

Le storie musicali in questo incontro sono più complicate di una semplice opposizione tra tradizioni persiane e ebraiche. L'Iran ha avuto una comunità ebraica di lunga data, e le tradizioni musicali persiane e ebraiche condividono strutture modali e ornamentazione che precedono la loro separazione politica moderna.

Pejman Tadayon ha portato una pratica musicale classica persiana e sufi formata in Iran. Riccardo Manzi ha portato più di venti anni di pratica italiana, klezmer e sefardita. Entrambe le tradizioni portano storie di diaspora.

I musicisti non erano rappresentanti di stati o conflitti. Erano due persone che avevano ciascuno passato decenni all'interno di un linguaggio musicale, entrando nella stessa stanza.

Fonti: programma contemporaneo 2016; biografie degli artisti e interviste.

Mappa di localizzazione che mostra Esfahan in Iran e Roma, tracciando le origini geografiche dell'Incontro 02

Una mappa di localizzazione piuttosto che una mappa politica. L'intervista di Tadayon identifica Esfahan, Iran come la sua origine musicale; la pratica sefardita e yiddish di Manzi è stata formata a Roma e nella diaspora mediterranea più ampia.

Pejman Tadayon e Riccardo Manzi che suonano insieme presso la Fondazione Maitreya, Roma
Fondazione Maitreya, 4 marzo 2016. Foto ©Cristina Canali.
Pejman Tadayon e Riccardo Manzi tra le sessioni
Pejman Tadayon mentre esegue
Fotografie dall'archivio di Culture del Mondo. Immagini di ©Cristina Canali.
Illustrazione del Târ — liuto persiano a collo lungo
Pejman Tadayon

Târ / Setâr

Il târ è lo strumento a corde pizzicate principale della musica classica persiana — un liuto a doppia coppa con una forma inconfondibile con vita stretta e corde metalliche. I suoi tasti mobili consentono l'accordatura microtonale precisa essenziale per il radif persiano (repertorio classico). Il setâr è il suo parente più piccolo, con un suono più intimo e contemplativo strettamente associato alla pratica sufi.

Pejman Tadayon ha iniziato a studiare il târ a diciassette anni a Esfahan. Suona anche l'oud e insegna teoria della musica orientale.

Illustrazione della chitarra
Riccardo Manzi

Chitarra · voce

Riccardo Manzi descrive una passione di tutta la vita per le corde e la chitarra come veicolo attraverso linguaggi musicali — canzone italiana, klezmer, sefardita e musica del mondo. Ha eseguito melodie sefardite e canzoni in yiddish durante l'incontro.

L'intervista descrive la scoperta della gamma espressiva della chitarra attraverso il repertorio klezmer e sefardita di KlezRoym, il gruppo che ha co-fondato con Gabriele Coen.

Le descrizioni degli strumenti distinguono la pratica musicale documentata dalle affermazioni sull'esatta strumentazione della performance del 2016.

Due tradizioni che condividono
più di quanto l'uno si aspettasse.

La musica classica persiana e la tradizione sefardita non sono così distanti come suggeriscono i loro contesti politici moderni. Entrambe discendono dallo stesso antico mondo mediterraneo e medio-orientale — condividendo scale modali, ornamentazione e un sentimento comune per il rapporto tra melodia e voce. La musica suonata il 4 marzo 2016 era una dimostrazione di quella eredità condivisa.

Pejman Tadayon — Introduzione alla musica classica persiana 00:00
Contesto e significato

Pejman Tadayon apre la serata parlando del suo strumento e della sua tradizione musicale. Il târ — che descrive come la chitarra tradizionale della musica persiana — è il suo veicolo principale. Ha lasciato Esfahan a diciassette anni, portando lo strumento con sé in Italia, e da allora ha insegnato teoria della musica classica persiana e si è esibito a Roma.

La musica classica persiana è organizzata attorno al radif — un vasto repertorio di melodie modali preservate attraverso la trasmissione orale attraverso le generazioni. Ogni modo (dastgah) porta il suo carattere emotivo e spirituale: alcuni sono associati alla gioia, altri al desiderio, al lutto o agli stati contemplativi della devozione sufi.

Quando Pejman parla della sua musica, sta descrivendo una tradizione che è simultaneamente una disciplina tecnica e una pratica spirituale — una in cui l'esecutore non deve semplicemente eseguire note ma abitare un sentimento particolare che la musica è progettata per evocare.

Sulla pace · Nelle sue parole

"Pace è molto semplice — pace sarebbe il dialogo."

"Pace è molto semplice — pace sarebbe il dialogo."

Pejman Tadayon · Intervista · Fondazione Maitreya, Roma · marzo 2016

Documentazione audio · Fondazione Maitreya, Roma · 4 marzo 2016. Trascrizione in italiano: traduzione editoriale dall'italiano.

Pejman Tadayon — Târ · Dimostrazione di musica classica persiana 00:00
Su questa registrazione

Pejman suona il târ per dimostrare il suono caratteristico e la tecnica della musica classica persiana. Quello che si ascolta non è una composizione fissa ma un'esplorazione di un particolare dastgah (struttura modale) — il tipo di elaborazione improvvisata che è al cuore della pratica esecutiva persiana.

Le corde metalliche e i tasti mobili del târ permettono a Pejman di produrre gli intervalli microtonali — le note sottili tra le note di una scala occidentale — che danno alla musica persiana la sua qualità inconfondibile di interiorità e precisione emotiva. Gli stessi intervalli appaiono, in forme diverse, nel repertorio sefardita e yiddish che Riccardo Manzi ha portato nella stessa stanza quella sera.

Entrambe le tradizioni discendono dallo stesso mondo antico: i modi della musica persiana ed ebraica condividono antenati comuni nelle culture musicali medievali del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell'Andalusia.

Testo cantato · Rumi Ghazal 2131
Scrittura persiana

بیات رها کن، غم عشقان

دیوانه شو، دیوانه شو

من در دل آتش‌لر آشان

پروانه شو، پروانه شو

Traslitterazione · Pronuncia

Biya tar-e-hā kon, gham-e-eshqān

Divāneh sho, divāneh sho

Man dar del-e-ātash-lar āshān

Parvāneh sho, parvāneh sho

Traduzione italiana

Vieni, lascia andare i dolori degli amanti,

Diventa folle, diventa folle.

Sono nel cuore delle fiamme, a nidificare—

Diventa una falena, diventa una falena.

La poesia e la sua tradizione

Questo è un passo del Ghazal 2131 nel Divan-e Shams-e Tabrizi (Le poesie raccolte di Shams di Tabriz), la poesia spirituale di Jalal al-Din Muhammad Rumi (1207–1273), il leggendario mistico sufi persiano e fondatore dell'Ordine Mevlevi.

La poesia è un profondo appello mistico alla trasformazione spirituale. L'apertura esorta il cercatore a liberarsi dai calcoli dell'ego, tuffarsi nel fuoco dell'amore divino, e diventare come una falena irresistibilmente attratta dalla fiamma. Nella tradizione sufi, la falena rappresenta l'anima umana che si abbandona alla luce infinita della realtà divina.

Per il suo ritmo potente e il suo profondo misticismo, questa poesia è diventata un pilastro della musica classica e tradizionale persiana per secoli, adattata e registrata da generazioni di iconici artisti iraniani. Pejman che la esegue con il târ tradizionale inserisce voce e strumento in quell'eredità classica e spirituale profonda.

Documentazione audio · Fondazione Maitreya, Roma · 4 marzo 2016. Musica classica persiana: improvvisazione nella tradizione del radif. Poesia: Jalal al-Din Muhammad Rumi, Divan-e Shams-e Tabrizi, Ghazal 2131.

Pejman Tadayon — Sulla pace e il dialogo musicale 00:00
Sulla pace · Nelle sue parole

"Quando due musicisti di due culture diverse suonano insieme, in realtà non hanno bisogno della lingua — lì nasce una magia e è il miglior esempio della pace."

"Quando due musicisti di due culture diverse suonano insieme, in realtà non hanno bisogno della lingua — lì nasce una magia ed è il miglior esempio della pace."

Pejman Tadayon · Intervista · Fondazione Maitreya, Roma · marzo 2016

Trascrizione in italiano

Pejman parla di cosa succede quando due musicisti di culture diverse condividono un palco. Per lui, il fatto centrale è che la musica rende il linguaggio non necessario. L'incontro non richiede traduzione perché la musica è già di per sé una forma di comunicazione — precisa, emotiva, immediata.

Definisce la pace come dialogo: la descrizione più semplice e diretta che riesce a dare. E nell'atto di due musicisti che suonano insieme — senza aver bisogno di una lingua parlata comune — vede quella definizione messa in pratica in tempo reale. La magia che descrive non è metaforica. Era presente nella stanza quella sera.

Trascrizione verbatim italiana dalla documentazione video del 2016. Documentazione audio · Fondazione Maitreya, Roma · 4 marzo 2016.

Riccardo Manzi — Morenica · Chitarra e voce 00:00
Contesto e significato

Riccardo introduce questo brano con le sue parole: "Questa è una melodia sefardita, quindi ebraico-spagnola come origini. E ho aggiunto un testo in romanesco perché sentivo molto vicino questo modo di suonare il Mediterraneo a quella che è la cultura nostra di Roma."

La melodia di base è "Morenica" (Morenica alta y graciosa) — uno dei canti tradizionali più celebri della diaspora sefardita, storicamente preservato dalle comunità ebraiche di lingua spagnola dopo la loro espulsione dalla Penisola iberica nel 1492. Riccardo Manzi e il suo gruppo KlezRoym hanno registrato una versione acclamata di "Morenica" nel loro album del 2000 Scené.

Quello che Riccardo esegue qui è un unico atto di composizione interculturale: prende l'antica melodia sefardita e la imposta su testi originali che ha scritto in romanesco — il dialetto vernacolare romano — unendo le radici mediterranee/iberiche della musica con la voce poetica locale di Roma. L'antico motivo sefardita diventa una canzone d'amore romana contemporanea, senza che nessuna delle due tradizioni perda se stessa nel processo.

Testi
Romanesco · Riccardo Manzi

Quando l'ho vista tutta

abbracciicata all'altro

mai so' rimasto al mondo

più solo de così.

 

Quando, quando me trovo 'n faccia

l'ombra de le tue man

mai so' rimasto al mondo

felice de così.

 

Me butto ne' tuoi occhi

sarà ti' come 'l mare

mai c'era stato un sogno

più azzuro de così.

 

La bocca tua che ride

me pare na canzone

mai ch'ho assaggiato amore

più amore de così.

Traduzione italiana

Quando l'ho vista del tutto

abbracciata all'altro,

mai sono rimasto al mondo

più solo di così.

 

Quando, quando mi trovo davanti

l'ombra delle tue mani,

mai sono rimasto al mondo

più felice di così.

 

Mi tuffo nei tuoi occhi,

sarà per te come il mare,

mai c'era stato un sogno

più azzurro di così.

 

La tua bocca che ride

mi sembra una canzone,

mai ho assaggiato l'amore

più amore di così.

Documentazione audio · Fondazione Maitreya, Roma · 4 marzo 2016. Melodia di base: "Morenica" (tradizionale sefardita/ladino, origine pre-1492). Testo in romanesco: testo originale di Riccardo Manzi.

Riccardo Manzi — Tum Balalaika · Chitarra e voce 00:00
Contesto e significato

"Tum Balalaika" è una delle canzoni popolari yiddish tradizionali più amate di origine ashkenazita dell'Europa orientale. Si apre con un'introduzione parlata che imposta la scena: un giovane che rimane sveglio tutta la notte, chiedendosi chi dovrebbe scegliere di sposare senza causare vergogna.

Strutturalmente, la canzone è una canzone degli indovinelli: nella sua forma completa, il giovane mette alla prova l'intelligenza e il carattere di una ragazza con una serie di indovinelli poetici ed esistenziali — cosa può crescere senza pioggia? Cosa può bruciare senza finire? Cosa può piangere senza lacrime? La donna risponde a ogni indovinello con rapida intelligenza (una pietra cresce senza pioggia; il vero amore brucia senza finire; un cuore piange senza lacrime), dimostrando di meritare.

Il ritornello del titolo — Tum-balala, tum-balala, tumbalalaika — gioca sulla parola balalaika usando sillabe celebrative per creare un'atmosfera di festività e corteggiamento. La canzone è un pilastro del repertorio Klezmer ed è stata registrata ed eseguita globalmente attraverso le generazioni.

Testi
Yiddish · Introduzione parlata + ritornello

Introduzione parlata:

"Shteyt a bokher, shteyt un tracht,

tracht un tracht a ganze nacht.

Vem tsu nemen un nit farshemen,

vem tsu nemen un nit farshemen."

 

Tumbalala, tumbalala, tumbalalaika!

Tumbalala, tumbalala, tumbalalaika!

Tumbalalaika, shpil balalaika,

tumbalalaika, fraylekh zol zayn.

Traduzione italiana

Introduzione parlata:

"Un giovane sta in piedi, sta e pensa,

pensa e pensa tutta la notte.

Chi scegliere senza far vergognare,

chi scegliere senza far vergognare."

 

Tumbalala, tumbalala, tumbalalaika!

Tumbalala, tumbalala, tumbalalaika!

Tumbalalaika, suona balalaika,

tumbalalaika, che sia gioioso.

Sulla pace · Nelle sue parole

"Forse piano piano, imparando da questa modalità, si può arrivare a una pace reale."

"Forse piano piano, imparando da questa modalità, si può arrivare a una pace reale."

Riccardo Manzi · Intervista · Fondazione Maitreya, Roma · marzo 2016

Documentazione audio · Fondazione Maitreya, Roma · 4 marzo 2016. "Tum Balalaika": canzone popolare yiddish tradizionale, origine ashkenazita dell'Europa orientale, compositore ignoto. Un pilastro del repertorio Klezmer.

Riccardo Manzi — Arum Dem Fayer · Chitarra e voce 00:00
Contesto e significato

"Arum Dem Fayer" (Attorno al fuoco) è una canzone popolare yiddish tradizionale radicata nella cultura delle comunità ebraiche dell'Europa orientale. Descrive persone riunite attorno a un fuoco — cantando, danzando, tenendosi caldi insieme — nello spirito collettivo che il fuoco ha sempre simboleggiato attraverso le culture: comunità, continuità e il bisogno umano di calore contro il buio.

La canzone appartiene al più ampio corpus di musica popolare yiddish che Riccardo Manzi ha trascorso più di due decenni a studiare, eseguire e trasmettere come parte di KlezRoym, l'ensemble klezmer romano che ha co-fondato. Il fatto che un musicista romano abbia dedicato la vita a preservare la memoria musicale delle comunità ebraiche dell'Europa orientale è di per sé una forma di coesistenza culturale.

L'immagine di persone che si riuniscono attorno a un fuoco — scaldandosi insieme, indipendentemente dall'origine — porta una risonanza particolare in un concerto che ha portato due musicisti da mondi storicamente separati nella stessa stanza intima.

Testi
Yiddish · Traslitterazione

Arum dem fayer

zitsn mir ale,

zingt a lidele,

tantst a vayle.

 

Heyser fayer,

vareme hent,

mir zenen ale

fraynd.

Traduzione italiana

Attorno al fuoco

siamo tutti seduti insieme,

cantiamo una canzonetta,

danziamo per un po'.

 

Fuoco caldo,

mani calde,

siamo tutti

amici.

Documentazione audio · Fondazione Maitreya, Roma · 4 marzo 2016. "Arum Dem Fayer": canzone popolare yiddish tradizionale, origine ashkenazita dell'Europa orientale, compositore ignoto.

Riccardo Manzi — Intervista su musica, fiducia e pace 00:00
Sulla pace · Nelle sue parole

"Diffido un po' delle scorciatoie che cercano di sottolineare che se si va d'accordo quando si suona, allora si va d'accordo per tutto. Questo evidentemente non è vero — però forse piano piano si può arrivare a una pace reale."

"Diffido un po' delle scorciatoie che cercano di sottolineare che se si va d'accordo quando si suona, allora si va d'accordo per tutto. Questo evidentemente non è vero — però forse piano piano si può arrivare a una pace reale."

Riccardo Manzi · Intervista · Fondazione Maitreya, Roma · marzo 2016

Trascrizione in italiano

La visione di Riccardo sulla musica e la pace è la più scettica nell'archivio di Accordi di Pace — e la più precisa. Rifiuta la facile affermazione che l'armonia musicale si traduca automaticamente in armonia politica o umana. Andare d'accordo quando si suona non significa andare d'accordo in tutto. Lo sa per esperienza.

Ma non respinge l'incontro. Crede che qualcosa di reale sia possibile — solo che deve essere appreso lentamente, da questo modello, attraverso la pratica ripetuta piuttosto che la magia di una singola serata. È una fede misurata e a lungo termine piuttosto che immediata.

La tensione tra la certezza diretta di Pejman ("la musica è il miglior esempio della pace") e lo scetticismo attento di Riccardo ("forse piano piano") è uno dei momenti più onesti dell'archivio. Insieme, descrivono due modi sinceri di tenere la stessa speranza.

Trascrizione verbatim italiana dalla documentazione video del 2016. Documentazione audio · Fondazione Maitreya, Roma · 4 marzo 2016.

Due musicisti, che parlano attraverso i loro strumenti.

Ritratto di Pejman Tadayon
Esfahan, Iran

Pejman Tadayon

Târ · Setâr · Oud
Voce · Compositore · Pittore
Pace è molto semplice — pace sarebbe il dialogo.

"Pace è molto semplice — pace sarebbe il dialogo."

Intervista · marzo 2016
Pejman · Introduzione alla musica classica persiana 00:00
Pejman · Dimostrazione al Târ 00:00
Pejman · Sulla pace e il dialogo musicale 00:00
Ritratto di Riccardo Manzi
Roma, Italia

Riccardo Manzi

Chitarra · voce
Compositore · KlezRoym
Forse piano piano, imparando da questa modalità, si può arrivare a una pace reale.

"Forse piano piano, imparando da questa modalità, si può arrivare a una pace reale."

Intervista · marzo 2016
Riccardo · Morenica — Melodia sefardita con testo in romanesco 00:00
Riccardo · Tum Balalaika — Yiddish 00:00
Riccardo · Arum Dem Fayer — Yiddish 00:00
Riccardo · Intervista su musica, fiducia e pace 00:00

Due musicisti, due modi di parlare della pace.

Dopo l'esibizione, Pejman Tadayon e Riccardo Manzi hanno descritto ciò che credevano la musica potesse fare. Le loro prospettive sono diverse — una lirica e diretta, una attenta e scettica — e quella differenza è essa stessa parte dell'archivio.

Pejman Tadayon

Intervista · Fondazione Maitreya, Roma · marzo 2016
Pejman Tadayon durante l'incontro documentato

Per Pejman, la musica parla dove il linguaggio fallisce. Descrive la pace come qualcosa di molto semplice: il dialogo. Quando il dialogo nasce tra due culture diverse — anche quelle che sentono profondamente la loro differenza — la pace segue.

"Quando due musicisti di due culture diverse suonano insieme, in realtà non hanno bisogno della lingua — lì nasce una magia e è il miglior esempio della pace."

"Quando due musicisti di due culture diverse suonano insieme, in realtà non hanno bisogno della lingua — lì nasce una magia ed è il miglior esempio della pace."

Riccardo Manzi

Intervista · Fondazione Maitreya, Roma · marzo 2016
Riccardo Manzi durante l'incontro documentato

Riccardo è più cauto. Diffida delle facili affermazioni che la musica produca automaticamente comprensione. Ma crede che se si prende l'esempio che la musica offre — la possibilità di comunicare attraverso la differenza — e lo si impara lentamente, qualcosa di reale può seguire.

"Diffido un po' delle scorciatoie che cercano di sottolineare che se si va d'accordo quando si suona, allora si va d'accordo per tutto. Questo evidentemente non è vero — però forse piano piano si può arrivare a una pace reale."

"Diffido un po' delle scorciatoie che cercano di sottolineare che se si va d'accordo quando si suona, allora si va d'accordo per tutto. Questo evidentemente non è vero — però forse piano piano si può arrivare a una pace reale."

Trascrizioni verbatim italiane dalla documentazione video del 2016.

Due linguaggi musicali sono arrivati a Roma da storie diverse. Il punto non era cancellare quelle differenze, ma sentire cosa poteva succedere quando occupavano la stessa stanza.

Pejman ha parlato della musica come del miglior esempio di pace — lirico, diretto, certo. Riccardo era più misurato — diffidava delle scorciatoie, ma credeva che la musica potesse offrire un modello appreso lentamente. Insieme, le loro prospettive mostrano due modi diversi di tenere la stessa convinzione.

Fonti: archivio del progetto Culture del Mondo; copertura contemporanea dell'evento 2016; interviste degli artisti e fotografie d'archivio; ©Cristina Canali.

Cosa ha sentito il pubblico

Queste testimonianze sono state registrate dopo un concerto di Accordi di Pace. Catturano ciò che il pubblico ha vissuto nei momenti successivi a una serata di incontro musicale.

Testimonianza del pubblico · Registrazione 00:00
Italiano

"Penso che sia un progetto molto, molto interessante, profondo e innovativo. Cioè, musiche comunque antiche che sono riusciti a renderle attuali. Quindi ho trovato molto originale l'idea."

Traduzione italiana

"Penso che sia un progetto molto, molto interessante, profondo e innovativo. Cioè, musiche comunque antiche che sono riusciti a renderle attuali. Quindi ho trovato molto originale l'idea."

Testimonianza del pubblico · Registrazione 00:00
Italiano

"Ho trovato uno spettacolo coinvolgente, bellissimo e poi, secondo me, ha rispettato quello che noi volevamo, cioè di trovarci tutti insieme nella stessa sintonia in un momento così piacevole con dei professionisti di altissimo livello."

Traduzione italiana

"Ho trovato uno spettacolo coinvolgente, bellissimo e poi, secondo me, ha rispettato quello che noi volevamo, cioè di trovarci tutti insieme nella stessa sintonia in un momento così piacevole con dei professionisti di altissimo livello."

Ascolta tutte le testimonianze del pubblico dai concerti di Accordi di Pace

Vedi tutte le voci →

Ciò che rimane.

Locandina promozionale originale · 4 marzo 2016

Locandina promozionale originale · 4 marzo 2016.

Pejman Tadayon e Riccardo Manzi · fotografia d'archivio 2016

Archivio fotografico · 2016 · Foto ©Cristina Canali.

Locandina originaleConcerto n.2 · 4 marzo 2016
Annuncio del progettoCulture del Mondo · marzo 2016
FormatoCinque concerti intimi in programma da gennaio a maggio 2016.
PubblicoMassimo 40 partecipanti.
Archivio web originaleCulture del Mondo ↗
Pejman Tadayon e Riccardo Manzi che suonano insieme

Documentazione video

I teaser video originali del 2016 contengono interviste con gli artisti e dimostrazioni musicali. Il materiale sorgente è conservato qui come parte dell'archivio dell'incontro.

Riccardo Manzi · teaserGuarda su YouTube ↗ Pejman Tadayon · teaserGuarda su YouTube ↗
Stampa contemporanea

Coperto dalla stampa italiana contemporanea.

Fonti archivistiche: Culture del Mondo, marzo 2016; locandina originale; documentazione video; riferimenti stampa contemporanea; fotografie ©Cristina Canali.

03 · Tradizioni italiane e rom

Nando Citarella × Tcha Limberger

Campo di Fiori · Roma · 2016
Continua attraverso l'archivio →